La via Sassari, che si svolge rettilinea verso S, ricalca dall’esterno
il tracciato delle mura di terra, delle quali è superstite
un’arcata adibita dal 1541, col nome di «porta Falça», a passaggio
d’emergenza.
Dalla via Sassari, piegando brevemente a d. lungo la via
Mazzini, si passa nel largo S. Francesco, dove il complesso
sistema difensivo della città antica è ricordato, al centro, dalla
cilindrica torre di S. Joan, del sec. XIV, e nel lato N, di fianco
alla sede del Banco di Sardegna, dagli esili ruderi del già grandioso
forte spagnolo di Montalban, smantellato a cavallo fra
’800 e ’900.
Interessante, in angolo con la via Ferret, un edificio, pure di
epoca spagnola, caratterizzato anche internamente da strutture
gotico-catalane; sullo sfondo del largo, dalla parte opposta
all’imbocco di via Mazzini, la cupola policroma della chiesa di S.
Michele.
Torre dell’Esperó Reial:
La breve via Regina Elena collega il
largo S. Francesco con la piazza Sulis, il principale luogo di
ritrovo mondano della città. Ne interrompe la prospettiva a mare
l’imponente torre dell’Esperó Reial o dello Sperone, documentata
dal 1364 ma risalente nell’attuale struttura alla fase spagnola;
nota anche come torre di Sulis, perché prigione dal 1799 al 1821
dell’agitatore cagliaritano Vincenzo Sulis, ha pianta circolare e
consta di due grandi ambienti sovrapposti coperti da volte a
potenti nervature radiali; una scala elicoidale, ricavata nell’ampio
spessore del muro perimetrale, consente l’accesso all’ambiente
superiore.
Via XX Settembre:
Dalla piazza parte in direzione
NE la rettilinea via XX Settembre, asse portante, dalla fine dell’Ottocento,
dell’espansione urbana fuori le mura, impostata fin dall’inizio su un
reticolo viario a maglie ortogonali; ancora oggi l’arteria è di rilevante peso
commerciale e soprattutto viabilistico, per i collegamenti trasversali con i
moderni quartieri a N e a S e con le direttrici di uscita dalla città. Delle successive
fasi di ampliamento, attuate secondo direttrici radiali, uno dei fulcri
è costituito dalla più meridionale piazza della Mercede (da via XX Settembre
a d. per via Cagliari), realizzazione, sull’area dell’antico cimitero, caratterizzata
dalla grande chiesa conventuale omonima e dalla presenza di impianti
sportivi e giardini pubblici.
LUNGOMARE:
Hanno origine dalla piazza Sulis le passeggiate a
mare che fiancheggiano, seguendone i contorni, il litorale urbano
algherese: verso S, il lungomare Dante, tracciato negli anni ’50 a
margine di un’area urbanizzata nella prima metà del secolo con prevalenza
di villini di gusto liberty; verso O, e poi N, i lungomare Cristoforo Colombo e Marco Polo, che insistono sulle fortificazioni
(restaurate) della linea di costa risalenti, nelle attuali strutture
in conci di pietra, al sec. XVII. Al termine del lungomare Colombo
si leva l’ottagonale torre di S. Giacomo («Sant Jaume»), di
ispirazione gotica, restaurata; la fronteggia il prospetto preceduto
da pronao della seicentesca chiesa di Nostra Signora del
Carmelo, che ha dato il nome alla retrostante, caratteristica via
omonima («carrer del Carmen»), tradizionalmente abitata da
pescatori.
Sul lungomare Marco Polo: - Superato il bastione di S. Giacomo,
si percorre il lungomare Marco Polo, caratterizzato dalle feritoie
per le bocche da fuoco e aperto verso NO sul bellissimo
panorama della rada di Alghero, del promontorio che la separa
dall’insenatura di Porto Conte e del capo Caccia. Al bastione del
Mirador segue la piccola torre de la Polvorera, circolare, che fiancheggia
il seicentesco edificio, già convento di S. Chiara; poi il
lungomare, raggiunto il vertice nord-occidentale del promontorio
su cui sorge la città vecchia, piega verso E rasentando la sezione
superiore della torre de Castilla, la cui base si trova a livello più
basso rispetto al piano stradale. Si dominano da qui il molo e il
porto e, via via più lontani, verso N, il lungo arenile di S. Giovanni,
l’isolotto della Maddalena, la frazione Fertilia, lo stagno di
Càlich, la variegata orografia della Nurra.
Il porto di Alghero:
sistemato fra il 1948 e il 1951, ha un’apertura
di sponde artificiali pari a 2 km, con un mandracchio per le imbarcazioni
da pesca e da diporto. Dopo un periodo di progressiva recessione, che ha
visto dimezzarsi tanto il pescato quanto le unità lavorative occupate nel
settore (per cause che vanno principalmente ricercate nella carenza di
programmazione), pare si stiano creando le condizioni per un rilancio
che restituisca al porto la sua funzione di centralità nell’economia algherese.
L’allungamento della diga di nord-ovest, lo sbancamento dei relativi
fondali e la realizzazione della diga di sottoflutto dovrebbero infatti tradurre
in capacità di sviluppo la sua potenzialità nautico-turistica e
peschereccia, accrescendo nel contempo l’attività mercantile legata all’esportazione
del caolino. Durante la stagione estiva, partono corse di battelli
per la visita organizzata della grotta di Nettuno a capo Caccia.
Completato il circuito delle mura e delle
fortificazioni, si penetra ora, attraverso la porta a Mare, nella città
storica, cominciandone la visita dalla piazza Civica («plaça de la
Dressana»), spazio imbutiforme che va restringendosi verso
ponente. Vi prospetta il palazzo De Ferrera, raro esempio di
architettura civile gotica del sec. XVI, con monofore e bifore, che
fu sede stabile del governatore della città e temporanea dei viceré
dell’isola, i quali, prima di insediarsi a Cagliari, prestavano giuramento
di fedeltà davanti al vescovo nella cattedrale di Alghero;
passato dalla famiglia De Ferrera agli Albis, e quindi ai De Arcayne,
dopo una opinabile ristrutturazione interna che ne ha alterato
l’equilibrio architettonico, è stato venduto a privati.
Il palazzo ospitò nell’ottobre del 1541 l’imperatore Carlo V e il suo
seguito, di passaggio con 40 galere nella spedizione contro Algeri.
LA CATTEDRALE:
Si passa nella piccola piazza del Duomo, dove
prospetta la facciata della Cattedrale (dedicata a S. Maria), il cui
pronao neoclassico è aggiunta ottocentesca. Di una primitiva
parrocchiale di S. Maria si hanno notizie in documenti del sec.
XIV, ma le strutture più antiche della chiesa attuale (la parte absidale,
con ricco portale gigliato, monofore e doccioni, e il campanile
ottagonale che vi è impostato), ispirate ai migliori esempi
del tardogotico catalano, si situano fra il 1562 e il 1579; il protrarsi
della seconda fase dei lavori, dalla fine del Cinquecento al
1730 (anno della consacrazione), non ha giovato all’unità stilistica
del monumento.
Interno. Anche nell’interno si coglie il contrasto fra l’impostazione
tardorinascimentale-manieristica del corpo longitudinale – a tre navate su
pilastri e colonne doriche, con volte a botte e cupola ottagona – e la
soprelevata parte presbiteriale, di impianto gotico cinquecentesco, in cui
si aprono, con arcate ogivali, cinque cappelle: quattro radiali, divise da
pilastri polistili e coperte da volte a crociera a grosse nervature, e una
centrale, dove è visibile la compenetrazione della volta a crociera in una
rudimentale cupola.
Chiesa della Misericordia:
Fa da fondale alla via Principe
Umberto la fronte della chiesa della Misericordia, fondata dai
Francescani nel 1508, ricostruita nel 1662 e ampiamente restaurata
dopo le devastazioni belliche; vi si conserva un Crocifisso ligneo di
arte spagnola del Seicento, legato alla leggenda di un miracolistico
approdo sulla costa algherese e oggetto di venerazione nei caratteristici
riti della Settimana Santa (processione il venerdì).
Chiesa di S. Michele:
Verso sin., nella vicina piazza Ginnasio,
si trova l’importante chiesa di S. Michele, impostata nel 1612 su
altra preesistente e completata nel 1675 dai Gesuiti, che la caratterizzarono
secondo i moduli propri dell’architettura controriformista;
all’esterno l’elemento più appariscente – la vasta cupola
ricoperta di maioliche policrome – è però ottocentesco, mentre
l’interno, a navata unica coperta a botte con cappelle laterali e
transetto, fu sontuosamente arricchito, soprattutto nel ’700, di
decorazioni e arredi barocchi. L’edificio sulla d. della chiesa,
sede della Biblioteca civica, è il Collegio attraverso il quale i
Gesuiti impressero alla vita culturale di Alghero un impulso
nuovo; quello sulla sin. fu a lungo adibito a carcere territoriale.