SANTA TERESA DI GALLURA ,m.40, abitanti 4.600 circa.
è un borgo peschereccio
(tipica la raccolta del corallo) e un’importante stazione balneare
situata, di fronte alle Bocche di Bonifacio, sopra un pianoro
roccioso che cade a E su una profonda insenatura detta Porto
Longone; fu fondata nel 1808 dal governo sabaudo con lo scopo
di rafforzare il controllo del contrabbando (diffuso in tutta la
costa gallurese) e di creare un caposaldo avanzato in un’area
divenuta di particolare importanza strategica per le mire di Napoleone
sulle Isole Intermedie.
L’originario popolamento della zona risale all’età
romana, allorché secondo incerte testimonianze storiche vi sorgevano
due centri fra loro non molto distanti: «Longon» (o «Longonis»), il cui
nome è rimasto tuttora legato all’insenatura di Porto Longone, e «Tìbula
», dall’ubicazione altrettanto vaga, ma che viene ricordata come terminale
della strada consolare per «Òthoca».
Ritrovamenti archeologici confermano
l’esistenza di abitazioni romane presso le cave di granito di capo
Testa, che furono di certo sfruttate dai Romani. Mentre i due
centri si spopolarono probabilmente nel sec. V sotto le invasioni vandaliche,
la frequentazione degli approdi a loro connessi riprese con l’arrivo
dei Pisani e si mantenne per tutto il Medioevo; i Pisani possedevano un
riparo nella baia di S. Reparata (a settentrione dell’istmo di capo Testa) e
sfruttavano le stesse cave di granito. L’abitato medievale, munito di
castello che la tradizione vuole costruito da Eleonora d’Arborea verso la
fine del ’300 e demolito intorno al 1418, venne completamente abbandonato
nei secc. XVI e XVII, fino alla colonizzazione da parte piemontese e
alla vera e propria fondazione di un nuovo borgo che prese il nome dalla
consorte di Vittorio Emanuele I.
Il piano urbanistico, tipico degli interventi
piemontesi in Sardegna, fu tracciato dall’ufficiale Francesco Maria
Magnon, assassinato poi da un pastore e ricordato da una lapide murata
sulla casa dove abitò.
L’impianto regolare a scacchiera, con vie che dalla principale
piazza Vittorio Emanuele II si incrociano ad angolo retto,
connota ancora il nucleo centrale dell’abitato, posto al termine del lungo viale di accesso intitolato a Maria Teresa. Dalla piazza,
animata da negozi e caffè e punto di incontro di abitanti e villeggianti,
lungo la via XX Settembre si raggiunge in breve il promontorio
roccioso dominato dalla cilindrica torre Longosardo o Longonsardo,
cui forse si riferisce un documento di età aragonese
(sec. XV), ma più probabilmente eretta nel XVI sec. sotto il dominio
di Filippo II; alla torre si accedeva mediante una scala a pioli
che veniva ritirata dalla porta aperta a metà altezza. Suggestiva la
vista che dall’alto dello sperone si può ammirare: a d. l’insenatura
(a pareti verticali) di Porto Longone; a sin. le rocce che precipitano
nella spiaggia della Rena Bianca e, nel prolungamento di
queste, l’isola Mònica circondata da scogli (raggiungibile a piedi
per la scarsa profondità del mare), dove si trova un’antica cava di
granito abbandonata da secoli; con tempo terso si scorgono le
case di Bonifacio e parte della costa meridionale della Corsica.
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Piazza Vittorio Emanuele I
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Spiaggia della Rena Bianca
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Torre Longosardo
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IL PORTO
Alle porte dell’abitato, dalla via Maria Teresa, per
la trasversale via del Porto si raggiunge il porto, posto nel punto
più riparato della profonda «ria» di Porto Longone; dallo scalo
partono le navi traghetto dirette a Bonifacio. Sul
fondo dell’insenatura è attrezzato anche un porticciolo per
imbarcazioni da diporto.
Per chi può disporre di un’imbarcazione sono consigliabili due escursioni
lungo l’arco costiero a occidente e a oriente di Santa Teresa; la più breve
(20 min. c.) è il giro dell’isola Mònica. Più impegnativa per la
durata maggiore (c. 2 ore) è quella alla punta Falcone, raggiungibile costeggiando
verso E le rocce di Porto Longone e di Porto Quadro; la punta, estrema
appendice settentrionale della Sardegna, chiamata in antico «Erebantium
» (della notte), affaccia verso il mare un’alta frastagliata costa a falesia,
orlata di scogli. Per godere invece di un magnifico panorama al sommo della
punta Falcone, raggiunta la sponda orientale del Porto Longone, si deve
risalirne il fianco a piedi (ore 1.30 c.), per sentiero che passa sotto la Torraccia
(rudere di fortezza pisana) e conduce poi alla punta del Semaforo m
102; a breve distanza, verso oriente, le due rocciose isole Marmorata, in una
delle quali è una cava antica di granito con colonne; al largo la costa còrsa,
le isole di Lavezzi e l’arcipelago della Maddalena.
Escursione a capo Testa, di km 5.1, per strada che esce da
Santa Teresa a ovest. È la gita più classica dal borgo lungunese,
in uno dei luoghi paesisticamente più affascinanti della Sardegna
per la grandiosità delle formazioni rocciose e la presenza continua
del mare.
Il capo Testa è un enorme scoglio di forma quasi circolare (2 km c. di
diametro). Lo collega alla terraferma un breve istmo sabbioso oltre il quale,
prima del corpo granitico del capo, si inserisce un piccolo gradino
calcareo, unica testimonianza della formazione marina miocenica della
costa settentrionale della Sardegna, di fronte al più esteso affioramento di
eguale natura sul quale sorge la cittadina di Bonifacio in Corsica.
La baia di S. Reparata - Subito fuori Santa Teresa si prende a
salire tra grossi massi di granito tafonato tra i quali crescono cespugli
di cisto. Guadagnato un piccolo valico a quota 404, si scende in
vista, a sin., dello specchio di mare detto la Colba, mentre via via il
promontorio va scoprendosi in tutta la sua imponenza. Verso S è
visibile un lungo tratto di costa, aspro, tutto a insenature e scogli,
con grandi ammassi granitici all’interno, variegato dalla rete stradale
e dalle costruzioni turistiche di una vasta lottizzazione. Tra pinastri
(sulla sin., in basso, alcune belle spiaggette) si raggiunge l’imbocco
dell’istmo sabbioso, lungo 300 m, largo poco più di 100, che
divide la Colba, a sin., dalla baia di S. Reparata, famosa nel Medioevo
come approdo delle navi di Pisa da cui ebbe il nome. La strada,
seguendo l’arco di S. Reparata, raggiunge un gruppo di case aggrappate
sul gradino calcareo dove, secondo alcuni, pare sorgesse la
romana «Tìbula». Di qui, a d., oltrepassando un villaggio turistico di
grandi dimensioni, è facile l’accesso alla graziosa spiaggia sottostante;
presso gli scogli che la chiudono a N sono visibili, coricate
sulla spiaggia, colonne granitiche di epoca romana. Dal villaggio
turistico di S. Reparata è pure raggiungibile, in località Lu Brandali,
una tomba di gigante che ha restituito, unica in Sardegna, molte
deposizioni in situ; il monumento si trova ai margini di un vasto villaggio
capannicolo, il cui nuraghe è ubicato sulla sommità di uno
spuntone roccioso, ed è oggetto di scavi archeologici.
La strada continua a risalire il gradino calcareo, avanzando
verso le rocce imponenti del promontorio granitico e si arresta
nel piazzale antistante al faro; di qui si domina la splendida cala
Spinosa, chiusa tra pareti di massi arrotondati dall’erosione
atmosferica e dalla sabbia che ne hanno fatto delle impressionanti
sculture naturali.
Le cave di granito - Attorno al capo si trovano numerose cave
di granito abbandonate, raggiungibili lungo gli impervi camminamenti
che si insinuano nelle rocce fratturate. Prevalentemente
sfruttate in epoca romana (ne provengono fra l’altro due colonne
del Pantheon), le cave furono utilizzate anche dai Pisani che da
qui ricavarono una parte dei colonnati del loro Duomo e del Battistero;
vi sono ancora visibili materiali semilavorati, pronti a
essere trasformati in colonne e altre parti architettoniche. Si
ricordano, nel versante E-NE, le cave di Capicciolu e la cava di Li
Petri Taddati, alle spalle delle quali si estendevano strutture abitative
di età romana; nel versante O, la cava dell’Ea e, sotto il dirupo m 127 su
cui era una torre pisana, la spettacolare cava
della Torre, presso la quale sono numerosi massi tagliati e colonne
sbozzate; da questi risulta che i Romani adottavano per lo
spacco cunei di legno speciale che, bagnati, si gonfiavano incidendo
lungo la linea di taglio il masso granitico.
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Golfo di Santa Teresa di Gallura
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Mare della Rena Bianca
Chiesa di San Vittorio
Antica roccia granitica a forma di volto umano scolpita dal vento
Antica roccia granitica a forma di volto umano scolpita dal vento
Vista del golfo dal promontorio
- antica roccia granitica a forma di volto umano scolpita dal vento -
Tomba dei Giganti
- località LU Brandali Baia di Santa Reparata -
Spiaggia della Rena Bianca
Spiaggia della Rena Bianca
Spiaggia della Rena Bianca
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